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| La Voce di Rovigo 03/06/2010 Lauretta Vignaga |
| La città metafora della solitudine |
| Nelle opere dell’artista romana, un’indagine psicologica che si allarga al contesto circostante |
| ROVIGO - Palcoscenico tra reale e onirico, dove ogni figura si inclina seguendo un preciso movimento diagonale, le pitture di Mariarosaria Stigliano, su carta, tela o su tavola, colpiscono per questo insolito approccio con il nostro punto di vista. Sono vedute di piazze e strade, vicoli o passaggi chiusi perfettamente costruite con le architetture di palazzi e portici, di case e gallerie di stazioni ferroviarie e strade che corrono infossate tra alti edifici. Pareti di marmo e mattoni, arricchite di colonne ed archi, scandite da file continue di finestre su cui una fonte luminosa irradia luce bianca che mette in risalto i particolari e sottolinea il senso di estraneità palpabile che aleggia dovunque. E questo nonostante la presenza di uno sciamare di persone che, con la stessa postura inclinata di lato, si muovono in tutte le direzioni. Figure abbozzate, prive di volto e connotazione che sembrano spinte da una fretta indecifrabile verso qualcosa di ignoto; mai sorprese in un colloquio, in uno scambio di saluti, in attesa di qualcuno che deve arrivare. È la città di notte: un passaggio obbligato per raggiungere altre destinazioni, forse nessuna destinazione, perché la vita contemporanea si sfalda nella velocità delle false attese come la luce che dilaga sulla superficie lucida dei marciapiedi. L’elemento della solitudine trova anche altre simbologie, come ci spiega Mariarosaria Stigliano guidandoci alla scoperta della sua ampia rassegna di opere esposte alla galleria d’arte contemporanea Il Melone, dove saranno visibili fino al prossimo 24 luglio. Può assumere l’aspetto di un campo irto di antenne o prendere le sembianze di luoghi noti e reali, come edifici pubblici di Roma o Milano, investiti di una fruizione ad alta densità ma che l’artista vede privi della componente umana. Un altro punto di interesse è offerto dal passaggio della tensione diagonale della scena al movimento circolare della luce che ingloba cose e protagonisti in una specie di vortice, che, di nuovo, li separa dal contesto in cui sono inseriti. I colori e la tecnica di cui si serve Mariarosaria, pastelli grigi e neri stesi e trascinati per creare quell’atmosfera di indeterminatezza presente quasi ovunque, la gamma bruna degli acrilici, il bianco, gli azzurri e i pochi tocchi di giallo e rosso, contribuiscono a creare il senso di attesa, di sospensione. L’incomunicabilità si unisce, così, alla suggestione del viaggio che la realizzazione di parecchie di queste opere per ferrovie e stazioni ferroviarie volutamente effonde. Le poche scene costruite in interni suggeriscono, inoltre, una difficoltà a dialogare con lo spazio chiuso, predeterminato, che chiude le relazioni umane e obbliga a riflettere e interrogarsi. Con le sue opere l’artista compie, quindi, sia un’indagine psicologica che una ricerca di espressività personale che si allarga a tutto il contesto che la circonda ricavandone la linfa che le è indispensabile. Mariarosaria Stigliano vive e lavora a Roma. Dal 2004 presenta le sue opere con personali e collettive ottenendo importanti riconoscimenti. La mostra è aperta da martedì a sabato con orario 10-13 e 16.30-19.30. |
| Il Gazzettino di Rovigo 02/06/2010 Elisabetta Zanchetta |
| Stigliano: al Melone lo spazio è magico |
| «Mariarosaria Stigliano ama le linee oblique, ogni soggetto è in tensione e tenta di resistere ad una forza che in maniera evidente lo vorrebbe atterrare, buttare giù. I suoi personaggi sono birilli di un grande bowling che cercano di sfuggire alla grande boccia pronta inesorabilmente a colpirli. I giocatori abili cercano di fare strike, quelli meno abili si ritirano e lasciano il posto a chi vuol tentare una nuova partita. Nella nostra società la posta in gioco, sempre più alta, attira giocatori sempre più abili. Per fortuna che qualche birillo rimane sempre in piedi, indifferente al giocatore di turno perché la sua anima vive in un mondo dove non ci sono né vinti né vincitori». Così, Gianni Cagnoni, titolare della galleria d’arte moderna Il Melone di via Oberdan, descrive le opere di Mariarosa Stigliano, la cui mostra ha aperto i battenti qualche giorno fa.
Di lei ha parlato anche lo storico e critico d’arte Mauro De Felice. «Tutto si confonde e si mescola. Il simbolo è una architettura aperta dove l’interno è l’esterno e le animate interposizioni, annunciano i percorsi. L’opera di Stigliano – spiega De Felice - diventa teatro, memoria, segno, simbolo, realtà. Il quadro rivela uno spazio magico, luogo di fabulazione, momento di illusione, espressione di un pensiero creativo, di un’esperienza inventata o vissuta, di un inconscio fertilizzato, utopie di nuovi tempi, matrice e schermo di fantasie lontane, di giochi fuggitivi, inseguimento di ombre. Per Stigliano l’arte è una fonte di pulsione, un conduttore di energia grafica. I segni sono tracce di orme di un racconto, monogrammi dell’immaginazione, vincolo e legame tra luce-colore, spazio-linea, tra utopia e realtà». |
| Il Gazzettino di Rovigo 28/05/2010 Elisabetta Zanchetta |
| Mostra al Melone |
| Mariarosaria Stigliano, esponente dell'Arte Metropolitana, sarà da oggi alle 18.30 fino al 24 luglio con le sue opere alla galleria Il Melone di Via Oberdan. Da martedì a sabato, 10-13 e 16.30-19.30 (domenica e lunedì solo su appuntamento). Per informazioni: 0452 30811 / 329 4463837. |
| Il Gazzettino di Rovigo 27/03/2010 Elisabetta Zanchetta |
| Le opere di Fabrizio Molinario in mostra |
| La sostanza del colore, la libertà e l’intensità del gesto pittorico. Sono gli elementi pregnanti delle opere pittoriche di Fabrizio Molinario, in mostra all’Hotel Plaza di Padova dal 27 marzo al 30 aprile 2010. L’artista, promosso dalla galleria “Il Melone Arte Contemporanea” di Rovigo, sempre in cerca di nuovi talenti espressivi, propone il gesto forte, deciso, nato da un conflitto interiore insito nell’artista che gli permette di dare vita all’opera d’arte. Nelle sue opere c’è la ricerca della materia-linguaggio, tipica dell’arte Informale, volta alla scoperta del variopinto folklore moderno. Nato a Novara nel 1968, Molinario coltiva la passione della pittura da diversi anni, ma solo nel 2003 decide di esporre al pubblico i suoi lavori, partecipando a numerose mostre personali e collettive con altri artisti emergenti nell’ambito nazionale. La pittura di Molinario può definirsi “della meraviglia, del conflitto e della sperimentazione”, mossa soprattutto dal desiderio di comunicare agli altri ciò che egli è, rivelandosi nelle sue opere. |
| Il Gazzettino di Padova 27/03/2010 |
| Fabrizio Molinario da oggi al Plaza |
| La galleria "IL Melone Arte Contemporanea" organizza una personale di Fabrizio Molinario all’hotel Plaza in corso Milano da oggi al 30 aprile (ingresso libero). L’artista, nato a Novara nel 1968, coltiva la passione della pittura da diversi anni, ma solo nel 2003 decide di esporre al pubblico i suoi lavori, partecipando a numerose mostre personali e collettive con altri artisti emergenti nell’ambito nazionale. Ciò che dà vita alle opere di Fabrizio Molinario sono la sostanza del colore, la libertà e l’intensità del gesto pittorico: il gesto è forte, deciso, nato da un conflitto interiore insito nell’artista che gli permette di dare vita all’opera d’arte. Nelle sue opere c’è, dunque, la ricerca della materia-linguaggio, tipica dell’arte Informale, volta alla scoperta del variopinto folklore moderno. La pittura di Molinario può definirsi della meraviglia, del conflitto e della sperimentazione. |
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